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LUCIO TRABUCCO

17 marzo - 10 aprile 2012

La Venezianità tra forme e colori

Personale di Lucio Trabucco
                                                                  

Villa Orsini - Via Roma - Scorzè (VE)

 

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CRITICHE A CONFRONTO


Giulio Gasparotti
Trabucco apre agli spazi luminosi le sue composizioni di paesaggio, le cui forme sintetiche, in modo diverso però, si animano negli equilibri strutturali e cromatici più risentiti nei risalti e più vibrati nelle cadenze. Sullo sfondo sfaccettato di volumetrie, dominate dalle luci, si compenetrano i piani in funzione di resa ambientale. La luce, allora, non si diffonde attraverso il medium atmosferico, ma si conclude come presenza assoluta, necessaria alla spazialità, priva di sbalzi per poter evidenziare alcune correnti prospettiche di forza che si fanno rilievo, combinandosi, a volte ai ritmi che nella inquadratura fissano la dialettica delle forme, al di là delle apparenze, sostenute da una materia accesa, dall'andamento della pennellata e da una certa irruenza emozionale. La ri-composizione, allora esclude la mimesis e pur mantenendo alcune rispondenze oggettive, rinnova l'esigenza visiva rafforzando, nei colori dominanti, l'entità cromatica traente linfa vitale da se stessa e dalla cascata di luce mai ostacolata dalle caratteristiche identificative.

Lidia Mazzetto
Un pittore "poeta" che scrive le sue liriche di solito in rime baciate, o meglio in pennellate baciate, perché il suo modo di stendere il colore e di impressionare il soggetto sulla tela è un susseguirsi di cromatismi ritmati in maniera binaria: nello sfondo delle stagioni, nel ritmo del tempo, nell’alternarsi del giorno e della notte. Elementi scanditi con un netto contrasto e con tutto l’impeto romantico che è proprio di Lucio Trabucco. I suoi quadri sono quasi un diario personale: momenti diversi dell’ambiente veneto che appartengono a tutta la sua vita artistica, ma anche a quella affettiva e familiare. Lo vorrei definire per alcuni aspetti un poeta Foscoliano: entrambi hanno nel cuore Venezia, soffrono per vicende diverse il suo declino e se per Foscolo ha pesato il tradimento di Napoleone, per Trabucco c’è la sofferenza dell’incuria degli uomini. Con occhio attento cattura nelle sue tele luoghi suggestivi ma soprattutto memorie fotografiche che vivono e respirano nel fluire ritmico dei colori, nei piani diversi in cui si intrecciano, nelle trasparenze che si dissolvono o che vengono incluse nel gioco di linee di elementi contrastanti. E’ un romanticismo storico in continua evoluzione, dove si rileva un costante studio e un progressivo mutamento pittorico, non nello stile, ma nella ricerca dei soggetti e nell’interpretazione del colore. Il paesaggio parte sempre da una situazione di realtà, mentre gli elementi che gli fanno da cornice cambiano: una finestra che si apre all’interno-esterno, un tavolo, uno specchio, una radio, un orologio, un mazzo di fiori, un insieme di ombre pulsano di colore e di sensazioni. Oppure un intreccio di linee astratte nascondono in un angolo la vitalità dell’artista. Ma anche la ricerca di un’evasione, la voglia di ritrovare se stesso nel mezzo della laguna tra tante vele colorate, che sono simbolicamente la rappresentazione di un momento storico, appartengono all’esperienza creativa di Trabucco. Non è un caso che gli azzurri di questi quadri siano particolarmente soffici, morbidi come in un sogno, c’è una calma e una serenità che escono dalla sicurezza artistica del pittore e la luce dei gialli fa rima con il rosso delle vele, lasciando passare nel cielo sprazzi di luce che filtrano tra le acque appena mosse della laguna, dove anche le barche cercano un contatto, un avvicinarsi che corrisponde alla ricerca di sicurezza e di stabilità a cui l’artista ha teso con le sue opere.

Laura Novello
Questi due elementi sembrano convivere simultaneamente nei lavori che appartengono a Lucio Trabucco , le sue ricerche espressive sono orientate su un impianto tradizionale della pittura, animato da una forte propensione per le scene naturali come delle sue realizzazioni delineano. La natura è vista in mille risonanze emotive; talvolta con risvolti simbolici oppure talvolta soltanto più che rappresentanza, "immaginata"…. I temi che abbracciano la ricerca di Trabucco sono prevalentemente i "Paesaggi", scorci delle isole come esempio di Burano, della laguna veneta rappresentata sempre con un gioco sapiente di luci, trasparenze, velature.

Paolo Rizzi
Sul fondo, nel dolce chiarore della laguna, si staglia il profilo di Burano con il tipico campanile inclinato; più avanti, la barena par sciogliersi coi suoi tipici toni d'un verde paglierino, tra riflessi di acqua e di cielo. Gradualmente, procedendo verso l'osservatore, la prospettiva quasi si ribalta: è come se tutto si rimescolasse e il paesaggio si facesse specchio di una fantasia onirica. morbide trasparenze, dilatazioni, cangiantismi cromatici, guizzi, impronte larvali, sovrapposizioni: ormai il paesaggio è quello dell'anima. Così procede Lucio Trabucco nel dipingere.e questo quadro lagunare né è un tipico esempio: d'una tal scioltezza e fluidità che, più che al vedere, tende allo stravedere, cioè alla poesia. Negli ultimi anni la qualità della pittura di Trabucco è molto cresciuta. Ormai questo pittore noalese, ancor giovane di età ma dal lungo curriculum, ha raggiunto una sua maturazione convincente. Al corredo tecnico, che è sempre stato notevole, s'è aggiunta un'impostazione che acquista in autonomia ed originalità La sua pittura è una seducente mistione di realtà e fantasia. In genere lo sguardo allungato sul fondo riporta brani di natura colti con rispetto della realtà, secondo un brio tipicamente veneziano; ma via via che ci si avvicina al primo piano l'oggetto della visione si sfalda, si rovescia nell'immaginazione, freme e vibra in una dissoluzione lirica. E' un coagularsi di barbagli di luce, di screziature finissime, di colpeggiature, vapori, sfocature, trasparenze, vibrazioni estrose. Questo è. appunto, il suo modo di stravedere. La natura appare e dispare, si accende e si spegne, diventa vivida nei lampi corruschi oppure morbida come il trascolorar dell'aria. Cio si nota nei paesaggi, come appunto quello citato con lo sfondo di Burano, oppure bellissimo l'altro con la casa rosa e gli orti in primo piano; e ancora altri impostati sullo stesso metro di apertura visiva, anche nella freschezza estemporanea del tocco, secondo lo stato d'animo che comporta il motivo, quindi della solarità gioiosa alle velature malinconiche dell'imbrunire. Ma una simile impostazione si ha anche nelle nature morte, quando l'oggetto è ravvicinato allo sguardo e par quasi che il pittore se ne impossessi golosamente, fino a godere orgiasticamente della felicità di una visione che è anche e soprattutto sentimento. Ecco che allora un fiore o un vaso si sfraglia e si condensa in bagliori e scatti e dissolvimenti, con una partecipazione emotiva che rivela l'assoluta mancanza di "maniera" (cioè di premeditata furbizia) nel pittore. Ogni quadro in realtà, pur nell'impianto simile, quindi con una sua inconfondibile fisionomia, risponde allo choc di fronte all'immagine con una "verità" che direi biologica, nel senso che risale ai gangli più interni, psico-fisici, dell'artista. Le alternanze si spiegano in questo modo: momenti di umorosa aderenza al reale e momenti (complementari) di fuga verso l'assolutezza della fantasia. Alla fine si scopre che la mano risponde sempre, puntualmente, al dettato della fantasia: e lo fa con quella fragranza cromatica, con quell'estro, con quella frenesia di luce e di aria, che sono elementi peculiari della pittura veneta. In altre parole: Trabucco è pittore-pittore, cioè adotta un linguaggio che è tutto all'interno dello specifico pittorico, senza infiltradizioni e sofisticazioni di altro genere. Alla mente che architetta l'immagine si sovrappone sempre il senso di quell' improvviso" musicale che tocca il cuore, addolcendo l'approccio alla realtà in uno sciogliersi tenero del sentimento. E anche questa è pittura veneta.